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NON trasformiamo il Torrente Parma in un Parco Urbano

LA NATURA DEL TORRENTE PARMA NON MERITA DI ESSERE TRASFORMATA UN PARCO URBANO MA IN UN PARCO FLUVIALE DA MONTE A VALLE CON DIVERSIFICAZIONI D’ USO.

Parma, Giovedì 28 settembre 2023.
I
ncontro della “Gente pro natura del Torrente” con amministratori e progettisti per conoscere, discutere ed affrontare insieme la proposta di trasformare il Torrente Parma in un Parco Urbano.

 

A differenza di Roma e Firenze o di altre città europee dove il tratto dei corsi d’acqua che attraversa l’agglomerato urbano ha di fatto cementificato le aree golenali laterali, a Parma miracolosamente il torrente omonimo è ancora naturalizzato con presenza di moltissime specie di uccelli, alberature importanti, passaggio di caprioli e così via tanto che gli studenti del Liceo scientifico Ulivi hanno svolto uno straordinario lavoro sulla biodiversità urbana del corso d’acqua. Si tratta di fatto di un’oasi cittadina a cielo aperto che molti cittadini osservano dalle sponde del lungo Parma con binocoli o a occhio nudo.

Ma questo patrimonio naturale, tramandatoci perché miracolosamente salvato dagli interventi cementificatori, corre dei rischi. E dire che basterebbe gestirlo semplicemente attraverso una periodica manutenzione per goderne dei valori che contiene senza inutili ulteriori spese.

Ma c’ è il solito però. Nelle città italiane e Parma non fa eccezione, comanda il “partito del cemento”. La speculazione edilizia occupa ogni spazio libero della città umiliando chi vorrebbe città più pianificate con spazi vivibili tra gli edifici e non affollamenti di cemento ovunque. Rimangono quindi liberi solo pochi spazi urbani come ad esempio le aree di rispetto dei cimiteri, i parchi storici fatti dagli antenati, le servitù militari e poco altro. Ecco allora che il greto del torrente viene osservato e valutato come uno spazio non urbanizzato rimasto anche se destinato allo scorrimento delle acque. E via allora a inventarsi progetti di occupazione allontanando il possibile rischio di piene improvvise e di alluvioni con il fatto che a monte si stanno costruendo casse di espansione delle acque.

Sono molti anni che le varie Amministrazioni che si sono succedute si sono inventate demagogicamente di intervenire per incentivare la  fruibilità del torrente rifiutandosi di considerare il corso d’acqua cittadino come patrimonio naturale della città. Politicamente fa notizia aumentare gli spazi fruibili che la speculazione edilizia si mangia ogni giorno puntando a trasformare un corso dove le acque devono espandersi in un parco urbanizzato. Quando non c’è acqua appaiono spazi verdi che si tende a far credere possano essere destinati alla fruizione popolare anziché alle piene.

Invece si dovrebbero destinare risorse alla manutenzione, rimozione dei rifiuti e di piante alloctone come il cinese Ailanto (Ailanthus altissima) o il Poligono del Giappone (Reynoutria japonica) e altre esotiche valorizzando la naturalità autoctona residua del torrente tramite stimoli alla ricerca universitaria e alle osservazioni dei gruppi di volontari naturalisti e dei quartieri. Nessuno ha mai impedito ai cittadini di farsi una passeggiata sul sentierino della Parma mentre la fauna è protetta da una fascia di alberi e non viene disturbata. Altra cosa è se si fanno scelte impattanti come costruire nuovi accessi al corso d’acqua tramite scivoli e scale di cui non c’è bisogno aumentando l’impatto di troppa gente che scende nel torrente come fosse una piazza cittadina. Gli architetti si scervellano progettando nuovi inserimenti antropici come panchine, chioschi, ecc. Tutto nella logica di non rispettare la naturalità del posto ma seguendo la micidiale visione di architettura che un “vuoto” vada comunque “riempito”.

L’incontro della “gente pro natura del torrente” con amministratori e progettisti si è svolto in un clima civile ma è stato fatto presente l’opposizione di gran parte della cittadinanza a utilizzare una parte importante della biodiversità di Parma come se si trattasse di una piazza di un parco urbano. Qualcosa forse del nostro messaggio all’architetto Andreas Faoro è passato e pensiamo abbia  capito che gli ambientalisti non sono per un no a tutto e possono sostenere e apprezzare altre scelte positive come ad esempio l’idea di circondare Parma con green belts (fasce verdi) come già fatto in altre parti d’Europa allo scopo di evitare un’espansione incontrollata della periferica urbana.

Quello che Natour Biowatching propone è di affiancare alle decisioni relative al tratto urbano del torrente che ovviamente devono tener conto delle normative in atto da applicare, anche la proposta di realizzare un Parco fluviale sul modello di quanto realizzato sul Taro magari considerando un percorso protetto più ampio dalla sorgente alla foce. Conoscendo la riluttanza dei nostri amministratori a considerare la natura un bene prezioso da proteggere se non si punta al massimo si rischia di non ottenere neanche il minimo. Quindi cominciamo a scrivere il progetto del ”Parco fluviale del Torrente Parma”.   
         

Testo a cura di: Francesco Mezzatesta.
Immagini a cura di: Francesco Mezzatesta e Laura Dello Sbarba

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