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Santuario Pelagos, il santuario dei cetacei

Tra le varie domande che mi sono state fatte sul Santuario Pelagos, non è mancata quella: “Ma è dove pregano le balene? Tipo il cimitero degli elefanti!” 

Si tratta di un’estesa zona marina di 87.500 km² che nasce da un accordo tra l’Italia, il Principato di Monaco e la Francia per la protezione dei mammiferi marini che lo frequentano. Qui viene tenuta sotto controllo l’attività di pesca professionale e di pescaturismo, sono vietate le gare di imbarcazioni off-shore, viene svolta attività di whalewatching, con funzione educativa, divulgativa e di censimento. Ben otto specie di cetacei frequentano con una certa regolarità il Santuario.

Scrutare la superficie del mare nella speranza di vedere una pinna, un soffio o uno splash, ci permette di entrare in contatto con l’altra parte del nostro pianeta, quella sommersa, quella abitata da animali che respirano dall’acqua, ma anche da quelli che, come i mammiferi marini e i rettili marini, sono ancora legati a nostro ambiente aereo per respirare. Ed ecco che un soffio, angolato in avanti e sul lato sinistro dell’animale ci dice che abbiamo di fronte un bellissimo capodoglio (Physeter macrocephalus), e allora lo ascoltiamo, il soffio pesante, dopo il ritorno da una lunga immersione, e aspettiamo che si immerga di nuovo, che “sgroppi” mostrando la magnifica coda. Purtroppo ci è capitato, diverse volte, di vedere sui dorsi di queste incredibili creature, capaci di andare oltre i 3000 metri di profondità e di stare in apnea anche per un paio di ore, profondi segni di impatti avvenuti con grandi navi.

La specie più frequente che si avvista è la stenella striata (Stenella ceruleoalba), spesso è lei ad avvicinarsi all’imbarcazione del whalewatching, perchè in giornate di mare calmo, le onde che creiamo, permettono loro di surfare, acquistare velocità e saltare. Ma un altro soffio attira l’attenzione, è quello del secondo animale più grande del pianeta, la balenottera comune (Balaenoptera physalus), questa volta è verticale e raggiunge fino a 6 metri di altezza. Nonostante le dimensioni imponenti, arriva fino a 22 metri e a 70 tonnellate di peso, ha un’apnea ben più breve rispetto a quella del capodoglio, una ventina di minuti per cui vale la pena di aspettarla per rivederla emergere. Uno degli incontri davvero speciale è quello che si può fare con i globicefali (Globicephala melas), specie purtroppo ancora massacrata per tradizione alle isole Faroe (Danimarca), dove migliaia di esemplari vengono spinti verso riva e uccisi a colpi d’ascia e arpioni.

Qui nel Santuario dei Cetacei queste specie sono al sicuro e, quando li incontriamo spegniamo i motori e ci lasciamo circondare. Mamme e piccoli, maschi adulti un po’ più distanti a vigilare sul branco. Una loro caratteristica è fare “spyhopping”, tirano fuori la testa e ci osservano. Il più costiero di tutti è il tursiope (Tursiops truncatus), mentre lo zifio (Ziphius cavirostris), frequenta le aree profonde, a caccia di calamari, arrivando a delle profondità e delle apnee simili a quelle dei capodogli. Sono animali elusivi quando sono soli, ma prendono coraggio e si avvicinano a curiosare quando sono più individui. I dorsi degli animali più vecchi sono ricoperti di cicatrici, segni di lotte, tra loro o magari con grandi calamari, fatto sta che funzionano da carta d’identità, permettendo ai ricercatori di riconoscerli ad ogni avvistamento. Le altre due specie, il grampo (Grampus griseus) ed il delfino comune (Delphinus delphis), sono meno facili da vedere, pare che si siano spostati più a sud, diventando più difficili da osservare in mar Ligure.

Ma il whalewatching, per un biowatcher, non si limita all’osservazione dei soli cetacei, ed ecco che posso passare in volo sfiorando la superficie dell’acqua, berte minori e berte maggiori, che si rendono improvvisamente conto della presenza di un labbo o di uno stercorario e cominciano a mobbarlo, oppure si può vedere la candida livrea di una sula adulta in procinto di tuffarsi in verticale nell’acqua, o il volo del pesce volante, il salto del tonno, del pesce spada e della mobula, o la pinna apparentemente alla deriva del pesce luna. Una volta mi è capitato di imbattermi in un mignattino che si riposava sulla superficie del mare sopra al carapace di una tartaruga!

Zifio
Zifio
Globicefali
Globicefali
Tursiope
Tursiope
Sula Morus Bassanese
Sula Morus Bassanese
Berta Maggiore
Berta Maggiore
Stenelle Striate
Stenelle Striate
Balenottera Comune
Balenottera Comune
Tartaruga
Tartaruga
Pesce Luna
Pesce Luna
Mobule
Mobule
Stenelle
Stenelle
Tonno
Tonno
Capodoglio
Capodoglio
Globicefali
Globicefali
Stenelle Striate
Stenelle Striate

Tags: natour biowatching, mediterraneo, birdwatching, biowatching , whalewatching, Gabriella Motta, balene, cetacei