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Riaperti 500 posti nido per i rondoni

Foto David Moreton

Il nuovo anno ha portato un bel regalo ai difensori della natura di Parma. Si tratta della fine dei lavori di restauro dell'Ospedale Vecchio e dell’avanzamento di quelli della chiesa di S. Francesco del Prato con messa a disposizione di oltre 500 nuovi posti nido per i rondoni che si riproducono nelle cavità murarie e nei coppi di questi antichi edifici. Due esempi che hanno unito e valorizzato nel restauro storia e natura.

I rondoni, che in questi mesi stanno svernando in Africa, volano perennemente senza mai posarsi (ogni rondone è in grado di catturare ogni giorno circa 20.000 insetti volanti!) e in primavera, tornando in Europa in migrazione, cercano fori e cavità presenti lungo i muri cittadini dove entrare per costruire un piccolo nido, deporre le uova e allevare la prole. Per loro le cavità nei muri sono come per noi la casa.


In precedenza le buche pontaie dei centri storici venivano completamente chiuse per impedire l'ingresso dei colombi, ma oggi le tecniche di corretto restauro attento alla biodiversità prevedono che l'apertura della buca sia solo ridotta in modo da permettere l'entrata del rondone ma non quella del piccione (vedi foto a sinistra).

Quando i rondoni torneranno a Parma e provincia il prossimo mese di aprile troveranno molti più siti riproduttivi lungo le facciate dei due storici monumenti cittadini. L'ecorestauro portato a termine all'Ospedale Vecchio e alla chiesa di San Francesco del Prato è stato imponente e i tecnici che hanno diretto i lavori, così come le maestranze che li hanno eseguiti sono diventati un punto di riferimento per gli ambientalisti.

   
A sinistra la chiesa di San Francesco, a destra l'Ospedale Vecchio

Sara Malori, direttore dei lavori di Parma Infrastrutture con la Cooperativa Edile Artigiana, facendo tesoro dell'esperienza fatta nel 2017 nel restaurare la facciata della Biblioteca Civica, ha fatto riaprire oltre 300 buche pontaie dell' Ospedale Vecchio!

Da parte sua, nel restaurare la chiesa di S. Francesco il geometra Saverio Borrini con il Consorzio Corma e Edil Corradi, ha riaperto più di 200 buche pontaie, applicando la tecnica di chiusura selettiva da lui ideata. Oltre a questo Borrini ha salvaguardato l'apertura della prima fila di coppi dei tetti. Come? Non ponendo all'entrata del coppo l'ostruzione nota come " rete antipassero" ma posizionandola sul retro del coppo stesso, lasciando così libertà di entrata ai rondoni nella prima fila di tegole.

A seguire l'andamento delle colonie di rondoni a Parma, sia osservando le nidificazioni nei nidi artificiali messi provvisoriamente sui ponteggi in attesa della fine dei lavori, sia alla fine del restauro verificando la riapertura delle buche, sono stati gli ornitologi Renato Carini e Franco Roscelli, mentre Andrea Beseghi con i suoi studenti del Liceo Ulivi si è concentrato nella zona Casa della Musica e area del Duomo.

Secondo Laura Dello Sbarba vicepresidente di Ada e coordinatrice del Gruppo rondini e rondoni Parma :"Si tratta di scelte di grande importanza in favore dei rondoni anche per l'alto numero di buche pontaie riaperte. E' davvero urgente, però, che le tecniche edilizie messe in opera all'Ospedale Vecchio e alla chiesa di S. Francesco vengano adottate nei regolamenti comunali perché ogni ritardo normativo nell'eseguire i restauri può causare la perdita di molte colonie di rondoni cittadini."

 A cura di Francesco Mezzatesta

Tags: biodiversità, parma,, rondoni, architettura, buche pontaie