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LE CAUSE DELLE ALLUVIONI E L'IMPORTANZA DELLE GOLENE

Per evitare le alluvioni, bisogna smettere di scavare, riducendo i fiumi in canali, e lasciare spazio alle golene.

"Scavare, scavare, scavare  la ghiaia per evitare le alluvioni", dichiarano in più occasioni politici importanti. Ma quello che andrebbe fatto è tutt'altro, perché il vero problema è evitare di ridurre lo spazio di espansione laterale delle acque, trasformando sempre più i fiumi in canali. La scelta di mantenere lo spazio naturale di divagamento del fiume (con argini lontani dal centro dell'alveo, non vicini allo stesso) deve andare di pari passo con il blocco degli insediamenti (e la rimozione di alcuni esistenti) in aree golenali, dove l'acqua prima o poi va a sbattere per riprendersi il proprio spazio. Per anni e ancora oggi si alienano gli spazi laterali di espansione dei corsi d'acqua, sottraendo al fiume gli spazi laterali golenali dello Stato, per costruirci sopra tramite delibere comunali. "Scavare, dragare", sostenevano e ancora sostengono, contro ogni parere tecnico idraulico corretto, alcune fonti disinformate. Scavare l'alveo e contemporaneamente stringere lo spazio del corso d'acqua accontenta le imprese di lavorazione degli inerti, ma provoca un aumento della velocità dell'acqua con scarico dei disastri alluvionali più a valle di fronte al primo ostacolo incontrato. Molta gente può essere ingannata da queste soluzioni propugnate, a volte anche in buonafede, ma per lo più per precisi interessi, dalla "disinformazione escavatorista".

 

 Come negli anni i fiumi sono stati svenduti

 

In passato, la svendita del demanio fluviale è stata operata nel seguente modo:

Chi abitava di fronte al fiume chiedeva all’ex Genio Civile di dichiarare, tramite sopralluoghi, l’alveo “abbandonato”, cioè che venisse dichiarato che “il fiume si era spostato dall’altra parte” . Dal lato opposto i proprietari dei terreni cosiddetti “frontisti” chiedevano di procedere allo stesso modo. Con una firma finale dell’Intendenza di Finanza il demanio fluviale passava in concessione ai proprietari dei terreni prospicienti il fiume e la golena fluviale diventava privata. Poi i Comuni potevano dichiarare l’area edificabile e permettervi la costruzione di capannoni. Così alla fine i fiumi sono stati oggetto di canalizzazione con tutti i disastri che derivano dalla rettilizzazione di un corso d’acqua: aumento della velocità di scorrimento delle acque ed erosione, impatto contro ponti e manufatti, allagamento delle aree golenali di espansione delle acque di piena con relativo inondamento di abitazioni e capannoni costruiti, dove non dovevano essere costruiti. In val Padana l'accorciamento del tempo di raccolta di enormi masse d'acqua, durante lo stato di piena, è impressionante: se nel 1951 il livello di accrescimento del Po in situazione critica era di 1 cm all'ora, attualmente, nelle zone allagate nella pianura padana, il fiume cresce anche di 20 cm all'ora. Ciò significa che gli apporti idrici dagli affluenti sono stati molto più rapidi per via dell'aumento della velocità di scorrimento causata  dalla "canalizzazione" .

 

Chi ha cercato di mettere un freno alla svendita dei terreni demaniali fluviali

 

La legge n. 37/1/94 (Legge Cutrera) ha cercato di mettere un freno alla svendita dei terreni demaniali fluviali e ha semplicemente limitato le future alienazioni di porzioni demaniali del fiume. Dal testo approvato, però, è stato stralciato l'articolo che consentiva il recupero di aree laterali ai corsi d'acqua da ridestinare a golena con la funzione di "casse di espansione naturale" del fiume. Dopo aver fatto danni, adesso si appellano alla realizzazione delle cosiddette "casse di espansione artificiali". Queste, oltre a danneggiare la falda freatica, sono un altro grande affare per le stesse imprese che hanno iperscavato i fiumi e spinto per alienare gli spazi golenali laterali che erano in grado di assorbire l'acqua in eccesso. Viene quindi chiesto agli operatori del settore di scavare ancora formando "grandi buchi" per intercettare l'onda di piena al posto degli spazi di espansione naturale del fiume.

 

Cosa andrebbe fatto

 

Andrebbero stanziati fondi per recuperare le aree golenali sottratte al fiume, con relativa delocalizzazione degli insediamenti lasciati costruire in zona di espansione della acque. Bisogna permettere al fiume, in caso di piena, di potersi espandere lateralmente rallentando la propria corsa a valle con una andamento più articolato e non solo rettilineo. Facciamo un esempio. Se in una bottiglia ci stanno 2 litri d'acqua e ne arrivano 10, dove va a finire l'acqua in eccesso? Fuori. Ma se il fuori non è più il fiume golenale, ecco le famose alluvioni che colpiscono gli insediamenti lasciati edificare nelle aree di espansione laterale delle acque: le golene appunto.