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Farfalle in viaggio

La bellissima Vanessa del cardo, una variopinta farfalla che compare nella primavera avanzata un po’ dappertutto, è figlia del vento.

Fin da piccoli abbiamo imparato che le nostre rondini sono provette viaggiatrici. Arrivano a primavera dall’Africa e poi vi fanno ritorno quando arriva l’autunno. Molte specie di mammiferi, uccelli, pesci, insetti sono coinvolte in questi spostamenti su grandi distanze in tutti i continenti. Ma quali sono i più piccoli e fragili animali che si lanciano in avventurosi viaggi transcontinentali? I ricercatori stanno scoprendo storie nascoste molto interessanti. Per esempio, la bellissima Vanessa del cardo (Vanessa cardui), una variopinta farfalla che compare nella primavera avanzata un po’ dappertutto, è figlia del vento. Da alcuni anni è stata accertata la sua capacità migratoria ma è di giugno del 2018 la notizia che gli studiosi sono riusciti a risalire attraverso l’esame degli adulti in volo alla terra natale dei bruchi africani!. Da uova deposte sulla vegetazione nordafricana, schiudono infatti le piccole larve che mangiano senza sosta le foglie delle loro piante nutrici. Ingrossano e poi si chiudono nelle loro crisalidi e, appena arriva il caldo giusto, fuoriescono dal rigido astuccio che le conteneva e prendono il volo. Non è ancora chiaro cosa le spinga a lanciarsi in epiche trasvolate, ma sta di fatto che le neonate vanesse si disperdono verso il mare Mediterraneo e via via che abbandonano la terraferma africana iniziano un viaggio marino di molte migliaia di chilometri. Un essere minuscolo di pochi grammi si sposta senza potersi posare  con l’aiuto delle proprie ali e con il sostegno delle brezze marine. Con piccoli movimenti, seguendo traiettorie innate, le inconsapevoli protagoniste di imprese inverosimili si lasciano andare verso Nord e dopo giorni di traversate diurne e notturne approdano leggiadre sulle coste e nell’entroterra del nostro Paese. Arrivate sulla terraferma scendono a volte tutte assieme tanto che ne possiamo ammirare a decine posate su fiori variopinti. Svolazzano allegramente e poi si posano e srotolano la loro lunga "cannuccia" (spirotromba) per succhiare il nettare. Di fronte alla loro armoniosa fragilità è sconcertante venire a sapere che hanno trascorso i giorni precedenti in volo sul mare aperto. La prodigiosa forza di quelle ali e la tenacia dei piccoli corpi è celata nell’aspetto elegante e nel volo ondeggiante. La Natura ha scelto strade incredibili per assegnare ad ogni specie uno spazio peculiare. Fare biowatchng perciò è un’esperienza fantastica perché imparare ad osservare e riconoscere le diverse specie è un modo divertente per apprendere il lato nascosto presente nella ricchezza della vita. Come è possibile che piccoli organismi così fragili siano al tempo stesso così forti e resistenti da costruirsi una nuova vita a grande distanza dal luogo nativo? Cosa succede poi a queste farfalline vagabonde? La generazione delle africane si mette al sicuro nelle nostre latitudini e dopo l’euforia della scorpacciata di nettare iniziano ad amoreggiare. L’accoppiamento renderà fertili le femmine che deporranno uova in quantità. Da queste nasceranno le figliole che mangiando e rimangiando finiranno per diventare bruchi maturi. Questi, come i genitori, si rinchiuderanno entro le loro crisalidi e, a tempo debito, si apriranno lasciando uscire nuovi adulti. A queste giovani leve la storia naturale ha affidato un nuovo compito: tornare verso l’Africa per completare il cerchio della generazione precedente. E così, silenziosamente, dalle nostre coste salpano verso Sud, per ricominciare un nuovo viaggio.

Tags: migrazione, biowatching , farfalla , africa