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Il biowatching secondo Anna

“Credo che avere la natura e non rovinarla sia la più bella forma d’arte che si possa desiderare” affermava Andy Warhol.

Il non rovinare comporta il tutelare e per tutelare è necessario conoscere. “Il biowatching ci ha insegnato a guardarci attorno” dicono in molti a seguito di questa esperienza. Si tratta di un affermazione affatto banale. Pensiamo a quanti di noi, passeggiando nei boschi immersi nelle loro chiacchiere e nei loro pensieri, passano ignari di ciò che ci circonda. L’idea di fondo del biowatching è di consentire a chiunque di apprezzare la natura (anche a chi è totalmente scevro di conoscenze ma ricco di curiosità). Ma per apprezzare è necessario comprendere.

Certo, tutti si emozionano di fronte al Canone di Pachelbel o di fronte alle acque cristalline dell’isola di Pianosa. Ma andando oltre la superficie, si scopre che nel Canone di Pachelbel si ha il sovrapporsi di suoni uguali che, distanziati di qualche battuta ci paiono diversi, e che, in realtà, si ha una linea di basso che viene ripetuta 28 volte. Allo stesso modo, un attento osservatore che visita Pianosa si accorge della presenza di piccoli uccelli neri. Ma spingendosi un po'; al di là dell’ evidente, grazie al biowatching, scopriamo che questi piccoli uccelli neri si chiamano berte. Ci spiegano che esse, nello specifico, nidificano nell’ isolotto della Scola e che non sono completamente nere, ma dal piumaggio bruno sul dorso che sfuma verso il bianco sul collo e sul ventre.

Andando oltre, scopriamo che le berte, a differenza del gabbiano reale che vola alto in cielo, volano molto vicino alla superficie dell’acqua. Esse planano sulle onde in un volo quanto mai armonioso. E ancora, impariamo che le berte, il cui canto ricorda il pianto di un bambino, vengono citate nell’Odissea perché i marinai sedotti da questi suoni (credendo fossero sirene) venivano attirati verso gli scogli. Scopriamo anche che le berte devono lottare con i ratti, che minacciano i piccoli appena usciti dall’uovo, perciò è stato necessario prendere misure per proteggerle. E’evidente il cambio di mentalità e il ragionamento che si è fatto partendo dalla mera constatazione della presenza di piccoli uccelli neri. Se tutti ci compiacciamo di fronte a un bel paesaggio, quanti sono in grado d’interpretarlo, di scomporlo nei suoi elementi e di comprendere come essi siano connessi gli uni agli altri? Se tutto ciò che vediamo risponde a una precisa logica, vogliamo davvero passare e ignorare tale logica? Guardasi intorno: concetto semplice ma troppe volte disapplicato dalla maggior parte di noi. Passiamo e non vediamo perché non conosciamo.

Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi” diceva Proust. Andare oltre la bellezza apparente per scoprire una bellezza più nascosta, che proprio perché meno accessibile è più emozionante. Comprendere permette di emozionarsi davvero, tutte le altre sono solo emozioni fugaci. Si torna da questa esperienza con una consapevolezza diversa, e un po’ di amarezza nel rendersi conto che, finora, forse non si è guardato più in là del proprio naso. Il biowatching ci rende non meri spettatori, ma interpreti.

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