Blog

Inquinamento da polveri sottili? Ecco le api!

Chi l'avrebbe detto che a difenderci dalle polveri sottili prodotte dal traffico veicolare e dalle industrie ci saremmo dovuti rivolgere agli insetti?

A combattere le microparticelle che sfuggono alla vista ma che per la loro piccolezza come le nanopolveri di 0,1 micron possono penetrare nelle parti più profonde dell'apparato respiratorio raggiungendo l'alveolo polmonare, è in arrivo un nuovo sistema di controllo che può far meglio dei rilevatori di polveri sottili usati normalmente. Come dice uno studio in via di pubblicazione sull'inquinamento dei cementifici, prodotto dalla società di consulenza ambientale Koinè e dall'Università Cattolica di Piacenza, è il momento della discesa in campo di un particolare esercito salva polmoni: le api antinquinamento.

Con le normali centraline dell'ARPAE (Agenzia Regionale Protezione Ambiente e Energia) si arriva a monitorare particelle fino a 2,5-1 micron e per di più non si riesce ad identificare la composizione chimica delle singole parti. Ma le api vanno oltre. Durante il volo attorno al bordo d'ala si formano dei vortici che convogliano le particelle di micropolveri ad aderire alla cera che ricopre le ali anteriori. Così analizzando con il microscopio elettronico questi depositi che impregnano di particolato atmosferico i bordi delle ali si arriva ad identificare la composizione quantitativa e qualitativa delle micropolveri che inquinano una determinata zona in maniera più specifica di quanto facciano i moderni analizzatori. A fare la scoperta è stata una coppia di ricercatori : lo zoologo Marco Pellecchia e l’entomologa Ilaria Negri.

La superiorità dell'ape rispetto ai sistemi di rilevazione convenzionale dei parametri di inquinamento, dice Pellecchia, è sorprendente. Mentre va a raccogliere nettare e polline (bottinare) in un determinato ambiente, ad esempio gironzolando attorno allo stabilimento da esaminare, si sporca esattamente con le stesse sostanze che le persone che vivono in quel posto respirano giornalmente. Poi esaminando con una microsonda a raggi X sia la morfologia delle particelle che la loro composizione chimica ,si riesce a risalire alla fonte di emissione inquinante presente nel circondario.

Richieste di utilizzo delle api antinquinamento vengono da più parti d'Italia.

  • In Val d'Arda a Vernasca presso Piacenza erano sorti Comitati locali che segnalavano casi di disturbi respiratori non valutati appieno dagli strumenti di rilevazione automatica dell'inquinamento.
  • In Sardegna hanno chiesto l'intervento delle api nei pressi dei fanghi rossi delle miniere di Monteponi a Iglesias.
  • A Parma il progetto che aria tira del Liceo scientifico Ulivi utilizza i preziosi imenotteri per verificare la qualità dell'aria nei pressi dell'inceneritore cittadino.

Ilaria Negri, autrice del progetto e che come Università cattolica di Piacenza, ha collaborato alla messa a punto del particolare monitoraggio antinquinamento, ci tiene a precisare che se l'ape raccoglie micropolveri sulle ali non significa che il miele venga anch'esso inquinato perché il nettare che viene rielaborato all'interno dell'insetto non viene mai a contatto con le polveri. C'è poi da considerare il fatto che sulle ali delle api si depositano anche polveri di origine naturale portate dal vento che erode le rocce o che trasporta la sabbia del Sahara. Ciò non ha nulla hanno a che vedere con fonti di inquinamento di origine antropica. Ma le sorprese non finiscono qui perché come aggiunge Ilaria Negri: se con il microscopio elettronico a scansione fornito dall'Università di Milano Bicocca si osserva la superficie delle ali e del capo dell'ape si identificano anche forme, dimensioni e composizione chimica delle polveri e si può risalire al loro grado di tossicità. Di fatto quindi le api funzionano come sentinelle e detective dell'ambiente.

Foto di Carlo Galliani

Tags: natour biowatching, biowatching , ecotourism, api,