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La tanatosi

 

Quando tenuto in mano, il Martin pescatore non tenta di divincolarsi o di fuggire come chiunque altro si sentisse prigioniero o in trappola; al contrario rimane immobile, a pancia in su, in uno stato di immobilità completa o quasi.

La tanatosi

Una delle più sorprendenti e curiose scene a cui si possa assistere in natura è il momento in cui una persona autorizzata (quasi sempre un ornitologo) tenga tra le mani un Martin pescatore, un piccolo e coloratissimo uccello tipico delle zone umide, dove cattura in tuffo piccoli pesci di cui si nutre. Ma perché proprio il Martin pescatore e non un’altra a caso tra le centinaia di specie di passeriformi dei nostri climi? La peculiarità del Martin pescatore sta in un suo tipico atteggiamento, assunto dall’animale in caso di pericolo estremo (o di quello che crede sia un pericolo estremo, come l’essere maneggiato da ricercatori): quando tenuto in mano, il Martin pescatore non tenta di divincolarsi o di fuggire come chiunque altro si sentisse prigioniero o in trappola; al contrario rimane immobile, a pancia in su, in uno stato di immobilità completa o quasi. Si sta fingendo morto. In particolare si tratta di un comportamento che implica l'irrigidimento totale del corpo in seguito ad una situazione di pericolo o come semplice reazione da contatto, al fine di simulare uno stato di morte.

Ma perché?

Essere completamente inermi di fronte ad un predatore che vantaggio può dare? La risposta va ricercata nella dieta dei carnivori, legata quasi sempre ad animali catturati e consumati poco dopo. In questo modo al predatore è garantita la salubrità della preda e della carne. Se, al contrario, si consumasse un animale morto, il predatore difficilmente sarebbe in grado di sapere se la sua carne sia ancora commestibile oppure già in fase di putrefazione, ed in questo caso poco digeribile e possibile vettore di agenti patogeni. Ecco spiegato il meccanismo di morte simulata, chiamato “tanatosi”.

Da dove trae origine questa parola?

In questo caso, come per molti altri termini utilizzati oggi in campo scientifico, ci viene in soccorso la lingua greca ed ancor più l’antica mitologia classica, con le sue storie, le sue leggende ed i suoi dei: ecco che “tanatosi” trova la sua origine nel nome del dio Thanatos, il dio della Morte dell’Antica Grecia, figlio della Notte e fratello di Ipno, dio del Sonno. La tanatosi è un comportamento assai diffuso in natura in gruppi animali molto diversi tra loro: insetti, pesci, anfibi, rettili, uccelli, mammiferi. Dunque è tanto conveniente fare la tanatosi, fingersi morti? Talvolta sì, e ce lo dice il fatto stesso che esista un tale comportamento e sia tanto diffuso in forme di vita tanto diverse tra loro; ma in molti altri casi non è così vantaggioso. La sua efficacia è legata all’ambiente frequentato, alle dimensioni e all’etologia delle specie, al tipo di predatori ed a molti altri fattori ecologici. Inoltre, fosse una strategia messa in atto da quasi tutte le specie, svanirebbe quell’effetto inganno in grado di salvare la vita. Non è detto che fingersi morti funzioni sempre, ma non importa: per le leggi dell’evoluzione è sufficiente che un comportamento sia efficace in qualche occasione, o per qualche individuo, per conferire un vantaggio e quindi per far sì che quell’adattamento (carattere fisico o comportamentale in egual modo) si diffonda tra la popolazione.

Oltre al Martin pescatore, altri sono gli esempi di animali che sfruttano la tanatosi: la Natrice dal collare tra i serpenti, alcuni squali tra i pesci, la Volpe tra i mammiferi (che la utilizza però per predare!), molti coleotteri tra gli insetti e tanti altri ancora.

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